dezanzarizzazione

Dezanzarizzazione

Le zanzare sono insetti, appartenenti all’ordine dei Ditteri, che per la loro plasticità eto-ecologica rappresentano un esempio di capacità adattativa nell’ambiente in cui si stabiliscono davvero interessante. Le specie che noi conosciamo e che con l’evolversi delle strumentazioni a nostra disposizione siamo in grado di classificare in maniera sempre più sofisticata, sono circa 3.500, sparse in tutto il Pianeta. Le troviamo in pianura e in montagna, al caldo e al freddo, all’Equatore e al Polo Nord.  Alcune specie sono responsabili della trasmissione di gravi malattie alcune delle quali ancor oggi rappresentano vere e proprie catastrofi sia sul piano umanitario sia sociale.  Basti pensare al milione di decessi annui dovuti alla Malaria presente per la maggior parte in Africa, Asia, Centro e Sud America, per rendersi conto della sua pericolosità e del danno che arreca all’interno del territorio dove rallentano i processi di sviluppo e ripercuotendosi economicamente sulle popolazioni umane.

Morfologia, sviluppo e cicli biologici

Le 70 specie presenti in Italia appartengono a due sottofamiglie: Anofeline e Culicine. Una decina si nutrono con il sangue dei mammiferi e quindi sono quelle che ci risultano più antipatiche. Le femmine adulte possiedono un apparato boccale atto a pungere e succhiare il sangue, con le porzioni della mascella (palpi mascellari) molto più brevi del labbro inferiore. I maschi presentano i palpi lunghi ed ingrossati all’estremità. Essi sono distinguibili dalle femmine, oltre che per l’apparato boccale atto a lambire nettare e melata ed impossibilitato a pungere, anche per le antenne maggiormente piumate.
Per la maggior parte del loro ciclo vitale queste specie hanno comportamenti simili, le uova vengono deposte in acqua o in luogo asciutto a seconda della specie ma le larve sono tutte acquatiche come pure le pupe sebbene respirino l’ossigeno atmosferico grazie ad un sifone con il quale si mettono in comunicazione con l’esterno. La sola forma aerea è l’adulto.
In sintesi descriviamo brevemente le tre specie che appartengono alla  sottofamiglia delle Culicine e che si rendono maggiormente responsabili dei fastidi cui siamo abituati.

Zanzara tigre “Aedes albopictus”
Appartenente all’ordine dei Ditteri, genere Aedes e specie albopictus, la  Zanzara Tigre, arrivata in Italia più di un decennio fa dal Sudest asiatico, è ormai ben adattata ai nostri ambienti. E’ quindi a tutti gli effetti una zanzara italianizzata.
Aedes albopictus si distingue bene dalla zanzara comune per la livrea “tigrata”. L’adulto di Zanzara Tigre, ha un corpo nero con striature bianche su capo, torace, addome e zampe.
Le sue dimensioni sono comprese tra i 4 e i 10 mm.  

(In attesa Foto zanzara Aedes albopictus)

Ciclo vitale – Il ciclo vitale si compone di 4 stadi: uova, larva, pupa e adulto. Le uova sono nere e lunghe circa mezzo millimetro e vengono  deposte in luoghi asciutti, in piccoli contenitori proprio sopra il pelo dell’acqua. Le uova fuoriescono nel momento in cui vengono sommerse( a meno che non si tratta di uova svernanti (vedi sotto) e crescono e si sviluppano in acqua fino alla maturità. A questo punto si origina la “pupa” da cui sfarfalla l’adulto che si diffonde nel territorio circostante.
 Il comportamento - Particolarmente aggressiva la Zanzara Tigre è attiva prevalentemente in pieno giorno. La femmina di Aedes albopictus attacca preferibilmente l’uomo procurando pomfi e irritazioni fastidiose. Gli adulti di Zanzara Tigre generalmente preferiscono spazi aperti, al riparo negli ambienti freschi e ombreggiati e trovano quindi rifugio soprattutto tra l’erba alta, le siepi e gli arbusti ma negli anni hanno modificato questi atteggiamenti e le ritroviamo anche in zone assolate. La femmina in questa specie, può compiere diversi pasti di sangue a distanza di 3-5 giorni uno dall’altro e in  condizioni ottimali (ad esempio in laboratorio) può vivere anche più di 40 giorni. E’ in grado di deporre 350-450 uova in 7 cicli consecutivi (in primavera dalla disposizione delle uova fino allo sfarfallamento dell’adulto passano in media 15-20 giorni, mentre in piena estate questo periodo si accorcia a soli 6-8 giorni).
Grazie ai raffinati meccanismi bio-fisiologici (diapausa), le uova di Zanzara Tigre possono sopravvivere in forma quiescente anche durante il freddo invernale e i periodi di siccità. Una umidità del 60-70% e temperature di 25°C sono sufficienti a far sopravvivere circa un quarto delle uova deposte per 4/6 mesi. Addirittura, le uova si sono dimostrate capaci di sopravvivere a -10°C per 24 ore!

Zanzara comune “Culex pipiens o molestus”
Appartenente all’ordine dei Ditteri, genere  Culex specie pipiens. Caratterizzata da un corpo allungato ed esile, è la classica zanzara comune che da sempre ha accompagnato le nostre serate estive e che si rende particolarmente antipatica in quanto ha l’abitudine di disturbarci nel sonno con il classico ronzio zzzzzzz..
Ciclo vitale – Le zanzare sono attive da marzo a fine novembre con densità che variano in funzione dell’andamento stagionale. Normalmente le femmine feconde svernano rifugiandosi in luoghi nascosti e tranquilli spesso costruiti dall’uomo come cantine, stalle, magazzini, ecc.. Le femmine, qualora le condizioni diventino favorevoli per brevi periodi, possono pungere anche durate la stagione fredda. Le uova sono deposte in acqua e lasciate galleggiare come piccole zattere, l’una attaccata all’altra. Successivamente, le larve sgusciate dalle uova compiono il loro ciclo nutrendosi di materiale organico disperso nel liquido che le ospita, si cresce sino a trasformarsi, attraverso diverse mute, in pupa e poi in adulto. Le due sottospecie, la Culex pipiens molestus e la C. p. pipiens, sono difficilmente distinguibili tra loro dal punto di vista morfologico ma nel comportamento mostrano qualche differenza sia nella scelta degli ambienti sia in quella della ricerca del loro ospite. Per diversi ambienti normalmente colonizzati la C. p. molestus è conosciuta come forma urbana, mentre la seconda come forma rurale. Entrambe le forme non si spostano a grandi distanze e sono attive di preferenza al crepuscolo e di notte. Possono entrare nelle abitazioni attirate dalla luce e dalla presenza di persone rimanendo attive per tutta la notte.
La forma rurale punge anche gli uccelli, mentre la molestus è esclusivamente antropofila. La molestus è in grado di accoppiarsi in ambienti ristretti, quali tombini o fognature, e non necessita del pasto di sangue per portare a maturazione le prime uova. Un’altra differenza riguarda gli ambienti utilizzati per lo sviluppo larvale: la molestus predilige acque luride con forte carica organica anche se fortemente inquinate; la pipiens predilige acque più pulite con sostanza organica di origine vegetale. Le zone di riproduzione sono le più svariate: tombini, cisterne, depuratori, reti di scolo e qualsiasi  altra forma d’invaso anche di natura temporanea.       
(In attesa Foto Culex pipiens e foto Culex molestus)

Zanzara Ochlerotatus caspius
È una zanzara di medie dimensioni, poco più grande della comune Culex pipiens, da cui si distingue per il suo addome che termina a punta (nella Culex è a tronco),  per il colore bruno chiaro, quasi grigio, dovuto all’abbondanza di scaglie biancastre che, sull’addome, formano un caratteristico disegno. Questa zanzara è molto molesta, soprattutto per le sue peculiarità biologiche ed ecologiche. E’ distribuita un po’ dappertutto ma soprattutto dove ci sono risaie e paludi e le femmine sono attive e pungono prevalentemente nelle ore diurne, dilatando considerevolmente nel tempo il fastidio arrecato all’uomo e agli animali.    
Ciclo vitale – Ancora a differenza di quanto accade per la maggior parte delle specie, che depongono le uova in acqua, Ochlerotatus caspius le depone invece sul terreno asciutto o appena umido. Qui le uova possono attendere, quiescenti, anche per molti mesi primo di schiudere e liberare le larve. La schiusa viene infatti indotta esclusivamente da una successiva sommersione dell’uovo sufficientemente duratura (generalmente conseguente all’accumulo sul terreno di acqua piovana o di acqua derivante da esondazioni di fiumi, torrenti, canali o bagnature di culture irrigue). Lo sviluppo larvale può richiedere circa due settimane nei periodi primaverili più freddi, ma può anche esaurirsi in 4-5 giorni durante i mesi più caldi dell’estate.
Il comportamento – Le femmine di questa specie possono allontanarsi per oltre 20 km dai luoghi di sviluppo larvale. Per questo singolare insieme di caratteristiche Ochlerotatus caspius si rivela una specie non solamente tra le più moleste, ma anche di più difficile controllo. Nelle città sono presenti alcuni focolai occasionali per questa specie soprattutto nelle più grandi aree verdi, che possono attivarsi a seguito delle precipitazioni primaverili ed estive di maggior intensità.

(In attesa Foto Ochlerotatus caspius)


Metodologia di lotta contro le zanzare

Per intraprendere corrette strategie di lotta alle zanzare, è necessaria almeno una conoscenza di base della biologia e della etologia  (scienza che studia il comportamento) di questi artropodi. Insomma per pianificare un attacco che abbia senso, è necessario partire da una programmazione che tenga conto del territorio dove si deve operare e contro “cosa” dobbiamo intervenire. Quindi è utile conoscere, ad esempio, la biologia della singola specie e le sue abitudini. Sappiamo dalla ampia bibliografia in materia, che alcune zanzare sono più attive in orario diurno mentre altre sono notturne, alcune hanno abitudine endofile ovvero preferiscono “agire in ambienti aperti”, altre sono endofile, cioè entrano più volentieri in spazi chiusi dove si orientano meglio per la ricerca del loro ospite.
Per impostare uno strategico piano di lotta, ottimizzando anche il rapporto costi/benefici, è necessario partire da un efficacie monitoraggio e da una buona mappatura del territorio.
Nel caso della zanzara tigre, oltre alla lotta negli spazi pubblici della città, ha un notevole peso la gestione della lotta nelle aree private e va attuata sia con prodotti larvicidi sia insegnando ai proprietari a riconoscere e rimuovere i focolai larvali.
Interventi contro gli stati larvali
La moderna lotta alla zanzara si basa sempre più sulla corretta esecuzione di specifici interventi contro gli stati larvali.
La lotta anti larvale consente infatti di eliminare in breve tempo un gran numero di “potenziali” zanzare adulte, agendo in aree limitate ed impegnando quantità modeste di specifici biocidi anti larvali. Si tratta pertanto di una forma di lotta caratterizzata da un impatto ambientale minore rispetto a quello che accompagna la lotta contro le zanzare adulte.
Per eseguire una corretta disinfestazione anti larvale è necessario esaminare con attenzione l’area oggetto dell’intervento, registrando la presenza di tutti i siti di ristagno dell’acqua, ovvero i potenziali focolai di sviluppo larvale.
Lotta contro le zanzare adulte – per tutelare la qualità della vita in aree residenziali, centri sportivi, insediamenti turistici od altro è necessario far ricorso alla disinfestazione adulticida. Per questo tipo di intervento si impiegano turbo atomizzatori o nebulizzatori a motore di potenza variabile. In ogni caso si utilizza un liquido vettore (l’acqua) per disperdere nell’ambiente minute goccioline composte da acqua ed un formulato insetticida. Il contatto tra zanzara adulta e insetticida potrà avvenire per contatto diretto tra gocciolina e insetto in volo o, quando la zanzara si posa, per contatto tra la superficie ove si è depositato l’insetticida e le zampe dell’insetto. Negli interventi in aree esterne è importante dirigere il getto dell’insetticida verso i luoghi che offrono alle zanzare adulte ripari freschi ed ombreggiati (siepi, cespugli, arbusti…). Per contro non è utile trattare la chioma di alberi ad altezze superiori i 3-4 metri. Si tratta infatti di una fascia spesso ventosa, esposta al sole, poco umida e pertanto non favorevole alla lunga sosta degli insetti. Per gli interventi di disinfestazione in aree confinati si utilizzano piccoli nebulizzatori elettrici o bombole pressurizzate.

I trattamenti mirati contro le zanzare svernanti

Alcune specie di zanzare che vivono nel territorio di Milano, svernano come adulti, in ambienti riparati, per riprendere l’attività e deporre le uova a primavera, generalmente verso la fine di aprile; in particolare la Culex pipiens, la specie più diffusa sia in periferia che nel centro città.
Per quanto riguarda gli immobili di ragione privata, gli interventi devono essere effettuati così come stabilito dalla “Ordinanza per la lotta contro la Aedes albopictus (zanzara tigre) e le altre specie di zanzare”, che dispone “di effettuare due trattamenti di disinfestazione adulticida”, uno invernale tra i mesi di ottobre e novembre, l’altro primaverile tra i mesi di marzo e aprile, ognuno distinto in due fasi  a distanza di 20 giorni l’uno dall’altro in locali caldaia, solai, camere di ispezione fognaria, cantine e ambienti similari.

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